giovedì 7 febbraio 2013

Priscilla Baldini fotografata da Sandro Nerucci

 
Conferenza stampa Fondazione Marino Marini,
 martedi 19 febbraio 2013 ore 12:00
"L' Impero dei sensi di colpa"

giovedì 31 gennaio 2013

L'Impero dei sensi di colpa

OSMOSI indica la diffusione del solvente attraverso una membrana semipermeabile dal compartimento a maggior potenziale idrico (concentrazione minore di soluto) verso il compartimento a minor potenziale idrico (concentrazione maggiore di soluto), quindi secondo il gradiente di concentrazione.

domenica 4 novembre 2012

Roma - Maria Luisa Spaziani a "Dialogo...?"

 
Priscilla Baldini e Andrea Gonfiantini sono convincenti nel dare spessore drammatico ai loro personaggi creando un contrasto tra l’indolenza interiore e la violenza esteriore dei comportamenti: lui la picchia, ma lei sembra non percepire i maltrattamenti, e lui in fin dei conti alza le mani come se fossero gesti normali, quotidiani. Una vaga atmosfera sadomaso aleggia non solo nei comportamenti, ma anche nei colori, luci e nei costumi dello spettacolo. E quando Francesco si spoglia, mostra un corpo tatuato come se il martirio fisico e psicologico lasciasse su di lui dei segni indelebili. La regia di Giuseppe Tesi è, omen nomen, tesa, pulita, concentrata su movimenti mai troppo astratti, ma al tempo stesso mai eccessivamente realistici, con tempi giusti dettati dal testo incalzante, sempre sorprendente e spiazzante, mai ovvio anche se si tratta di un paradosso del "quotidiano … Enrico Bernard (30 settembre 2012). Così il critico teatrale Enrico Bernard commenta "Dialogo …?" dopo aver assistito alla rappresentazione presso il Teatro Millelire di Roma. Roma, Caput Mundi, è questo l’approdo, nonostante risorse esigue, partenza provinciale, realtà lontana dalla Capitale. Viene da credere che sia l’impegno,il talento di due giovani attori, la presenza costante, il sostegno illimitato di Elena Bernardini, non ultima la fascinazione del teatro, a dare realtà al progetto.

Fascinazione che ha raccolto nella settimana della rappresentazione un pubblico di addetti ai lavori, inimmaginabili per noi. Colgo l’occasione di ringraziare per l’affettuoso sostegno Maria Luisa Spaziani, Tiziana Grassi, Alessandro Chiti. La loro prestigiosa presenza in teatro, il loro plauso sono di buon auspicio per la nostra piccola compagnia che si sta misurando con il prossimo lavoro di Duccio Camerini, "L’Impero dei sensi di colpa", testo provocatorio ed intrigante. Un pensiero di riconoscenza e di gratitudine è rivolto alle Aziende del nostro territorio che hanno sostenuto sin dall’inizio il progetto Ginzburg, l’Audiomedical di Gilberto Ballerini, Marzio Coiffeur , l’Ottica Aligi Bruni, la Fondazione per la Cultura e lo Sport di Vignole, Tricomi, La Limonaia. Un ringraziamento all’Associazione Teatrale Pistoiese per la disponibilità e l’ ospitalità data alle prove, per aver fornito sostegno tecnico e professionale. Un teatro, quello di Electra, che trova spinta da realtà private e che magicamente si è evoluto in spazi più ampi e conosciuti. Il teatro che trova la sua massima espressione nella coralità e nell’abbraccio del pubblico non puo’ fondarsi solamente sull’apporto di singole sinergie, ma ha necessità di essere sostenuto, anche in modo concreto da coloro che intendono investire nell’Arte, unica valida risposta in tempi così oscuri.

Tutti coloro che credono che la cultura possa essere stimolo di rinnovamento e rinascita non disertino un abbonamento al teatro, non abbondino le nostre piccole
realtà associative alla sola buona volontà dei soci fondatori.

Un ricordo va a Natalia Ginzburg, autrice e prima regista la quale già con "Fragola e Panna", premiata sul Lario, poi con "Dialogo…?" , ha permesso ad Electra più ampio respiro.


 
Maria Luisa Spaziani, Andrea Gonfiantini, Priscilla Baldini

sabato 29 settembre 2012

Recensione di Enrico Bernard Roma

“Dialogo…?” il testo della Ginzburg – il cui titolo originale è però soltanto “Dialogo” senza interpunzioni- in scena al nuovo delizioso Teatro Millelire in zona Prati (vicino Piazzale degli Eroi) è l’esempio calzante del mio discorso. Un marito e una moglie, lui scrive romanzi impubblicabili e lei forse collaborerà ad un programma della Rai, vivono la tipica condizione del disagio intellettuale di una borghesia che si guarda l’ombelico. Hanno una bambina piccola che sistemano sempre da qualche parte per fare il loro… niente. La cameriera, della quale si intuisce la presenza da una voce fuori campo, è “solo una cretina” da non stare a sentire. Tutto è inutile in questa casa, la stessa esistenza dei personaggi lo è. Quindi, per fare qualcosa come nelle migliori tradizioni familiari, si “appiccicano” tra di loro, insomma litigano. Ma più che di un litigio, si tratta di uno sfogo reciproco di frustrazioni e indolenze, perché la loro vita non procede, non va avanti, il meccanismo è bloccato da qualcosa. Lui è uno scrittore, ma non ha sogni rivoluzionari o passioni politiche nel cassetto (nonostante il periodo, siamo alla fine degli anni ’60). Vuole solo vendere il suo manoscritto con la raccomandazione dell’amico Michele ad un editore allora famoso, Vallecchi, e vincere, sempre con l’aiuto di Michele che è in giuria, il Premio Salsomaggiore che vanta la dotazione allora considerevole di un milione. Poi ci saranno i diritti d’autore, le traduzioni, così potranno cambiare casa e ricominciare la stessa storia probabilmente da un’altra parte. Senonché lentamente esce fuori la verità: Michele, l’amico di lui e l’amante di lei, a sua volta scrittore (lui sì pubblicato, anche se una volta sola), non ha nessuna intenzione di sostenere l’amico Francesco e neppure di trasformare la scappatella con Marta, che già progettava un trasferimento nella casa di campagna dell’amante, in una relazione stabile lasciando la moglie. Fulmine a cielo mica tanto sereno, suona il campanello: arriva a Marta una fredda lettera di commiato da parte di Michele che, in partenza, ha pure l’ardire di chiedere a Francesco di tenergli il cane. Un cane, quello di Michele, che Francesco e Marta odiano: ma tant’è, l’amico può sempre servire. E poi, conclude Francesco, che colpa ne ha il cane? La classica tempesta in un bicchier d’acqua si conclude con la mosca annegata nel bicchiere: uno Zoo di vetro per dirla con Tennessee Williams.
Priscilla Baldini e Andrea Gonfiantini sono convincenti nel dare spessore drammatico ai loro personaggi creando un contrasto tra l’indolenza interiore e la violenza esteriore dei comportamenti: lui la picchia, ma lei sembra non percepire i maltrattamenti, e lui in fin dei conti alza le mani come se fossero gesti normali, quotidiani. Una vaga atmosfera sadomaso aleggia non solo nei comportamenti, ma anche nei colori, luci e nei costumi dello spettacolo. E quando Francesco si spoglia, mostra un corpo tatuato come se il martirio fisico e psicologico lasciasse su di lui dei segni indelebili.
La regia di Giuseppe Tesi è, omen nomen, tesa, pulita, concentrata su movimenti mai troppo astratti, ma al tempo stesso mai eccessivamente realistici, con tempi giusti dettati dal testo incalzante, sempre sorprendente e spiazzante, mai ovvio anche se si tratta di un paradosso del “quotidiano”. Invece gli “a parte” al microfono di matrice letteraria, narrativa, mi convincono meno, sono piuttosto citazioni o inserti con cui si vuole dimostrare il rapporto dialettico tra letteratura e teatro nell’opera della Ginzburg, come del resto ho fatto nella prima parte di questo articolo. La commedia, anzi il dramma è un gioiello teatrale dai tempi perfetti da giocarsi, come in gran parte ha fatto molto bene Tesi, intorno al lettone matrimoniale: non necessita di una parola in più né di una in meno. E tantomeno di sovrastrutture.


Enrico Bernard

giovedì 27 settembre 2012

DI DEBORA BELMONTE - ROMA

Sul palco una camera da letto, punto focale dello spettacolo in scena fino al 30 settembre.
Un uomo e una donna, Francesco e Marta, interpretati da Andrea Gonfiantini e Priscilla Baldini che hanno rappresentato in maniera egregia un testo non facile da portare in scena.
Lui è un aspirante scrittore che ha da poco perso il lavoro, lei è una donna forte, ma a tratti vuota e alla ricerca disperata di affetto, nel mezzo Titina la colf di cui si sente solo la voce. Una coppia ancora in piedi ma che sta perdendo l’equilibrio; una coppia tenuta insieme dalla pietà che l’uno prova nei confronti dell’altra.
Per tutta la durata dello spettacolo una domanda tormenta Francesco: «Cosa dovevi dirmi?», un quesito dalla risposta amara che porterà a stravolgere tutto ciò in cui credeva ancora.
L’interpretazione degli attori è buona ma a volte troppo urlata, la regia di Tesi, impeccabile in alcuni momenti, mostra però qualche sbavatura, avremmo preferito meno elementi in scena per uno spettacolo che dovrebbe giocare solo sulla parola. La quantità di oggetti messi sul palco, elementi che non sempre vengono sfruttati, rischia di distrarre un pubblico che ha comunque seguito con attenzione tutti i settanta minuti della rappresentazione
Uno spettacolo che oscilla tra amore e odio portato in scena in modo egregio dai due attori che, come spiega Tesi nella sue note di regia, «sono chiamati ad un lavoro sul linguaggio, sui significati nascosti nelle frasi e nelle espressioni senza senso, sulla finta distrazione dall’attenzione per l’altro», lo sforzo di comunicare .
“Dialogo…?” in scena dal 25 al 30 ottobre al Teatro Millelire di Roma alle ore 21 e la domenica alle 18. Testo scritto da Natalia Gizburg per la regia di Giuseppe Tesi e con sul palco Priscilla Baldini e Andrea Gonfiantini.

domenica 9 settembre 2012